Il lato oscuro della trasferta di lavoro

Il lato oscuro della trasferta di lavoro

Ottobre 2019
di mattina (troppo) presto

La sveglia suona alle 5 in punto e io mi sento morire.

Oggi non ce la faccio.

Rimango a letto.

Intorno a me è tutto buio e sento l’odore dei mobili vecchi.
Odio questa camera d’albergo, pagata una follia per i servizi che offre.
Dall’esterno l’hotel non sembrava male, tutto riverniciato con una bella insegna.

Alla reception mi hanno accolto due ragazze gentili vestite di tutto punto, ma il primo campanello d’allarme ha suonato nella mia testa quando ho ricevuto la chiave della camera: un sasso di 3 kili con una chiave arrugginita appesa, segno inconfutabile che la porta a cui appartiene il chiavistello risale almeno a 30 anni fa.

Ho rimpianto, mio malgrado, la chiave magnetica, che per quante bestemmie mentali generi ogni volta che si smagnetizza lasciandoti fuori

(e allora alle 23.30 di sera devi andare in reception
interrompere la partita a Hertz del receptionist di turno
dargli la tessera
comunicargli il numero di stanza che non ti ricordi
poi ci si mette anche lui “signora l’ha avvicinata bene?”
e tu “Sì, l’ho avvicinata bene e “signora” lo dice a sua madre”
allora lui la magnetizza stizzito
e finalmente puoi entrare in camera tua)

è il simbolo di un rinnovo recente.

Appena entrata in camera un senso di angoscia mi ha pervaso tutta per la bruttezza della stanza. Ho ripensato all’esterno chic dell’hotel: mai fidarsi degli involucri troppo scintillanti, vale anche per le persone del resto.
Io per non sbagliare mi vesto sempre a cazzo, così non creo aspettative.

La stanza è enorme, ghiacciata e buia: per andare dal letto al bagno ci sono 7 kilometri di freddo. I mobili sono predisposti in modo distanziato nell’assurdo spazio della camera: il letto è sotto la finestra a Est, l’armadio è a vicino all’ingresso, per raggiungere la scrivania devi prepararti al cammino di Santiago. Evidentemente neanche i mobili vogliono avere a che fare l’uno con l’altro.

Ma soprattutto…. c’è la moquette.

La moquette, zio mais.

La moquette non si augura a nessuno, è quasi peggio di un hotel senza colazione inclusa, che poi tanto la fai e ti tocca pagare 18 euro in più a notte. L’unico vantaggio di questo hotel ammuffito è quello di essere vicino all’aeroporto Marconi di Bologna. Infatti, il programma odierno è un volo alle 6.20 per Parigi e il ritorno sarà… questa sera.

Esatto, oggi mi aspetta Bologna-Parigi in giornata: come porca di quella moquette mi è venuto in mente di assecondare il nostro agente pazzo?



La sveglia del male suona di nuovo.

La paura di rimanere ad ammuffire assieme a quei mobili offesi vince sul sonno. Alla fine, non tutti i mali vengono per nuocere e a volte per trovare la giusta motivazione non hai bisogno di Tony Robbins ma semplicemente di una camera brutta. Sulla faccia ho almeno 3 rughe in più dopo un’alzataccia del genere.

La riunione che mi si prospetta è con uno dei clienti più importanti della Francia, nonché uno dei più tosti tra quelli che gestisco: mi aspettano due ore di contrattazione serrata sulla gamma cucine del 2020. Male che vada mi dipingerò degli occhi finti sulle palpebre e cercherò di dormire immobile. L’unica magra consolazione è che ho un’ora di sonno sull’aereo nella tratta di andata, anche se per come è partita la mattina probabilmente avrò un carinissimo neonato urlante proprio sulla fila davanti a me.

È ora di andare.

Ancora addormentata, mi vesto e raccolgo le cose che ho appoggiato in bagno qualche ora prima. Prendo il mio fidato Bagaglio Fuori Misura e lascio la stanza, la chiave, l’hotel, l’angoscia. Il freddo dell’aria mi rinvigorisce: salgo nella macchina a noleggio che ho lasciato nel parcheggio dell’hotel, inserisco il navigatore, accendo il motore e mi avvicino all’uscita: la sbarra automatica si alza e io mi dileguo nella notte in direzione aeroporto.

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Vi è mai capitata una situazione del genere?
Raccontatemelo nei commenti e condividete l’articolo con qualcuno che ha vissuto un’esperienza simile!

Un abbraccio smisurato,

Sara

Sara Antonioli - Il bagaglio fuori misura

Sono un'ottimista razionale.

Comments (7)

  1. Avatar

    Ebbene sì… Ti batto anche qui 😅 e questa volta per colpa tua! Quando tu e jai siete venuti a trovarmi ad Egham, il giorno dopo avevo un meeting in Irlanda in giornata (volo alle 6 di mattino da Heathrow a Dublino con ritorno in serata) già lì era una levataccia perché avevamo ritrovo alle 5.30 di mattina fuori dall’ufficio. La sera prima eravate passati a trovarmi: abbiamo cenato assieme e poi ho avuto la bella idea di accompagnarvi fino a Stansted che era circa 1 ora e mezza di macchina da dove vivevo al tempo. Tornando indietro (da notare che ho un senso dell’orientamento pessimo) era circa mezzanotte e avevano chiuso l’autostrada per lavori per la notte. Ho iniziato a girare in LOOp fra RIDirezioni dell’aeroporto e strade chiuse. Facevo circa 20 minuti di redirection per poi trovarmi allo stesso incrocio. L’ho fatto 3 volte. Alla fine sono riuscito ad arrivare a casa circa alle 3 di notte con meno di 3 ore di sonno.. il giorno dopo avevo una presentazione assieme a tutti gli aerea managers e i dirigenti delle nostre filiali in Irlanda. Pensavo di morire 😅😘

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    Luca - 15 Novembre 2020
    1. Sara Antonioli - Il bagaglio fuori misura

      LUCA!!!
      Questo retroscena non lo sapevo…
      Direi che per colpa mia ne hai fatti parecchi di viaggi challenge allucinanti, di cui l’ultimo solo un mese fa 🤣
      Ti voglio bene Amico mio 💙

      1. Avatar

        Diciamo che sono quasi morto per 2 volte grazie a te 😉 pero’ sono sempre risorto e ne e’ sempre valsa la pena 🙂

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        Luca Lattanzi - 16 Novembre 2020
  2. Avatar

    …ai tempi di galway e degli ostelli della gioventù, avresti ringraziato per avere la moquette sul pavimento. E invece solo ragni sotto il CUSCINo.

    #porcadiquellamoquette 💜

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    Drychina - 15 Novembre 2020
    1. Sara Antonioli - Il bagaglio fuori misura

      Ai tempi di Galway avrei ringraziato per avere… un pavimento! 🤣🤣🤣

    2. Avatar

      cara “cina asciutta” gallo-way non e’ accogliente come puffolandia ma e’ sicuramente il posto giusto per costruire ricordi indelebili 😉

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      Latta - 16 Novembre 2020
      1. Avatar

        @ilbagagliofuorimisura & @latta : sappiate che puffolandia è un’isola felice dove non vige nessun genere di lockdown. Sempre aperta, per voi 💚

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        Drychina - 17 Novembre 2020

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