Quando sono stata al Tortuguero National Park e perché voglio essere Mynor

Quando sono stata al Tortuguero National Park e perché voglio essere Mynor

Tortuguero National Park, Costa Rica, maggio 2019


Non riesco a smettere di sudare.
Il cielo è plumbeo, le nuvole sono cariche di pioggia eppure si percepiscono 30 gradi e l’aria si trasforma istantanea in un velo di vapore sulla pelle. Intorno a noi ci sono alberi secolari dalle foglie giganti di tutte le forme, fiori alti come esseri umani e piante coloratissime. L’odore della terra umida è inebriante: ricorda il ciclo della natura e risveglia l’attaccamento a qualcosa di primordiale, ai nostri istinti di caccia e sopravvivenza. In sottofondo, miliardi di suoni si sovrappongono l’uno sull’altro: scimmie che giocano, uccelli di ogni specie in cerca di riparo, cicale che cantano a squarciagola. Spostando lo sguardo all’orizzonte, oltre la vegetazione, si intravede il fiume, un’enorme distesa d’acqua dove qualche ora prima abbiamo fatto un’escursione in cerca di caimani (e li abbiamo anche trovati).

El Tortuguero

Io e J ci troviamo nello splendido Costa Rica, precisamente al Tortuguero National Park (per maggiori informazioni andate qui).
I toni del verde e del marrone non lasciano tregua ai nostri occhi. Chissà quanti animali si nascondono dietro la corteccia dura degli alberi, quante scimmie ci stanno spiando tra i rami, per niente interessate a farsi fotografare ma incuriosite dalla cautela dei nostri movimenti. Ammetto che io e J siamo abbastanza buffi con i vestiti coloratissimi, lui con delle vecchie scarpe da ginnastica e io in infradito. Siamo partiti solo con un bagaglio a mano a testa e ci abbiamo infilato gli indumenti più leggeri che avevamo, senza badare a speciali outfit. Noi umani siamo divertenti, da un certo punto di vista. Indossiamo costose giacche, tailleur e divise per andare al lavoro, così da guadagnare i soldi necessari per andare in vacanza e poterci vestire come ci pare.

Il Tortuguero National Park è una riserva naturale, una vera e propria giungla.
O meglio, è un luogo al di là del tempo, dove la natura fa da padrona di casa e le sue leggi sono più importanti di quelle dell’uomo, almeno per ora. Il suo nome deriva dal fatto che, in questo meraviglioso ecosistema, le tartarughe vengano a nidificare. Il Costa Rica è uno dei pochi Stati ad aver preso seriamente a cuore la questione dell’eco-turismo. Da qualche anno, il Paese ha attuato un progetto di riforestazione che si occupa di piantare 3000 alberi al giorno, iniziativa che verrà completata nel 2021. L’ambizioso obiettivo è quello di avere abbastanza foreste che possano assorbire lo stesso quantitativo di CO2 emessa dallo Stato, così da avere zero dispersioni di anidride carbonica nell’ambiente.

Piante del Costa Rica
scimmietta
Una scimmietta osservatrice. Photo by Mathew Schwartz 
B&B Tortuguero Natural

La pioggia è imminente, sento già le prime gocce sul viso.
L’unico riparo che troviamo è l’ufficio informazioni del Parco, ovvero un piccolo baracchino con una tettoia. Sono già le 16 e il parco è quasi vuoto. Assieme a noi, in cerca di protezione dall’acquazzone, arriva anche la guardia di turno del Tortugero. Quell’uomo dal viso simpatico e dai riccioli nerissimi lo avevamo incrociato anche prima, esplorando il parco: ci aveva fatto notare, tra le fronde di un albero, un piccolo serpentello giallo addormentato. In apparenza innocuo, si trattava di uno dei rettili più pericolosi e letali al mondo, ovvero la vipera del ciglio.

Encantado, yo soy Mynor“. Piacere, io sono Mynor (si pronuncia Màinor).

Mynor parla solo in spagnolo, ma lo fa lentamente e riusciamo a capire praticamente tutto quello che dice. Mentre la pioggia si fa scrosciante, quell’uomo ci racconta la sua storia. “Finita la scuola ho preso il patentino per diventare guardiano dei Parchi. Sono appassionato di fotografia naturalistica… ma la cosa che amo di più, sono i giaguari“. Osservo curiosa i suoi occhi scuri che diventano luccicanti, la pelle color miele del suo viso si tende in un sorriso timido dai denti bianchissimi. “I giaguari sono creature meravigliose. Basta guardarli mentre si muovono e capisci che Dio ha voluto rappresentare così l’eleganza sulla Terra. Una volta ho avuto il compito di portare un nostro ministro in un’escursione privata. I giaguari non amano farsi vedere, è per questo che si spostano di notte e purtroppo sono sempre di meno. Quella volta con il ministro siamo stati molto fortunati e siamo riusciti addirittura a vedere un piccolo di giaguaro con la sua mamma”. Mynor prende il cellulare e ci mostra il video dell’episodio. E’ estasiato. Il suo entusiasmo passa a noi attraverso le vibrazioni della sua voce, la sua gratitudine accompagna i suoi gesti delicati. “Io abito qui da sempre, amo la mia terra e la mia gente. Non cambierei il mio lavoro per nulla al mondo, passare il tempo in mezzo alla natura era la mia passione sin da bambino e mi sento molto fortunato a poterlo fare”.

Mentre parla, qualcosa si spezza dentro di me.
Sapete, è un sentimento strano la nostalgia per qualcosa che non hai mai vissuto. Io avverto benissimo la sensazione che prova Mynor. Eppure posso dire di averla provata solo in qualche raro e breve episodio della mia vita lavorativa. Ripenso alla mia vita fino a qui. Sono sempre stata brava a scuola, non ho mai faticato eccessivamente con gli studi. Ho seguito il percorso tracciato, mi sono data da fare ma ho sempre rischiato poco. Solo ora mi chiedo se le scelte fatte fino adesso erano veramente consapevoli oppure dettate da una sorta di preconfezionamento, dalla fatidica frase “è giusto farle così”.

La verità, è che sono salita su un treno con un vagone libero.
Ma se quel treno è la mia vita, vorrei esserne il comandante, e non un passeggero.

Voglio svegliarmi la mattina carica come prima di una partita di pallavolo.
Voglio una professione che mi faccia ringraziare la sveglia, non maledirla.
Voglio un lavoro in grado di farmi dimenticare le ore che gli dedico.

Perché se è vero che non andremo mai in pensione, tanto vale darci dentro e iniziare a valutare seriamente questa possibilità. Quale sia la mia missione su questa Terra, se esista veramente un lavoro che io possa accettare come una seconda pelle, tutto questo non lo so ancora. Ma in mezzo alla giungla con i vestiti bagnati, ho una nuova consapevolezza: voglio essere come Mynor, o almeno ci voglio provare.

Anzi, ci devo provare.

Lo devo a me stessa.

Sara Antonioli - Il bagaglio fuori misura

Sono un'ottimista razionale.

Comments (2)

  1. Avatar

    sei sempre favolosaaaaa !!! il tuo suocero un po’ fuori misura !!!! sono qui’ con la mari pensa che ho avuto un po’ di difficolta’ a trovare la tua pagina il bagaglio fuori misura,pensa a che livello sono !!!pero’ poi ci sono riuscito.
    UN’ABBARACCIO FORTE DA ME E LA CHICCO MARI A TUTTI E DUE DIVERTITEVI MI RACCOMANDO

    Rispondi
    ROBERT - 17 Gennaio 2021
    1. Sara Antonioli - Il bagaglio fuori misura

      Siete i numeri uno!!!!
      Ciao Robi e Chicco Mary!!! Qui è tutto spettacolare, ma mancate voi <3

      Un abbraccione da Sarina e Bimbo Mix

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