Il coraggio di rischiare: cambiare vita e trasferirsi all’estero

Il coraggio di rischiare: cambiare vita e trasferirsi all’estero

In questo articolo, a cui tengo moltissimo, voglio raccontarvi del processo che mi ha portato a cambiare vita e trasferirmi all’estero, ma soprattutto del perché il coraggio di rischiare vi può dare accesso a un mondo che non credevate possibile. Vi porterò con me attraverso le domande che mi hanno accompagnato in questo cammino perché credo sia il modo più autentico per farvi capire le ragioni che mi hanno portato a questa scelta.

Di piani saltati e pandemie

“È già passato un anno?”

Oggi è un giorno speciale per me: esattamente un anno fa, il 19 febbraio 2020, ho lanciato il mio progetto, il mitico Bagaglio Fuori Misura. Incredibile quante cose possano accadere in 365 giorni! In quel periodo non sapevo assolutamente che a fine anno mi sarei licenziata per cambiare vita e trasferirmi a Lanzarote. Ero appena tornata da un weekend romantico a Madrid con J e mi ero finalmente decisa ad avviare il mio blog: l’argomento sarebbero stati i viaggi che avrei fatto di lì a breve, anche perché ero diventata da poco agente di viaggio e sarebbe stato utilissimo poter unire le due cose.

Non potevo certo sapere che quel volo di ritorno dalla Spagna sarebbe stato l’ultimo del 2020, che il turismo avrebbe avuto la peggiore crisi della storia e che due settimane dopo sarebbe iniziata una quarantena interminabile. La vita è assurda, crudele e meravigliosa allo stesso tempo, nasconde il bello nel brutto e viceversa, per poi rimescolare imprevedibilmente le carte a suo piacimento. Ironia della sorte, è stato proprio durante il lockdown, mentre il mondo era forzatamente in pausa, che ho finalmente avuto il tempo di allentare la presa.

Il tempo di fermarmi, respirare e rimanere in silenzio. 

Il tempo di guardare in faccia le mie paure più grandi, riconoscere il disagio di una routine che sentivo pesarmi sulla schiena e realizzare che il contesto attorno a me stonava terribilmente con i valori a cui sentivo di volermi ispirare. Prima di continuare però, voglio avvertirvi: in questo articolo vi racconterò anche cose molto personali, che solo i miei amici più intimi conoscono. Parlerò a cuore aperto e mi scuso in anticipo se i toni che userò urteranno qualcuno, ma sento, dopo un lungo cammino, di arrogarmi il diritto di raccontarvi quello che ho vissuto e di farvi avvertire l’urgenza di alcune questioni. 

Ma andiamo con calma e torniamo un attimo indietro.

La lontana visione di una vita sostenibile 

“E se i pazzi fossero loro?”

Prima ho detto una cavolata: io l’avevo sempre saputo, già da molto tempo prima della pandemia, che la vita che stavo vivendo non era sostenibile. E quando dico sostenibile non intendo per me, ma proprio per l’essere umano in generale. Vi faccio alcuni esempi:

  • Che pazzia è timbrare il cartellino per quantificare il lavoro che facciamo? Nel mio caso, il badge determinava anche la qualità del mio pranzo. Sì, perché avendo mezz’ora per timbrare, la scelta ricadeva spesso su pasti pronti o panini ingurgitati nel minor tempo possibile.
  •  Mi riferisco al fatto di passare ore della mia vita nel traffico, giorno dopo giorno, a respirare m*rda. Per un’altra assurdità accettata comunemente, tutti noi usciamo di casa nello stesso momento per arrivare ad un orario imposto in un luogo che molte volte è l’ultimo posto dove vorremmo passare la giornata, dove ci sono ordini a cui sottostare e spesso, anche per questo motivo, tanta gente frustrata.
  • Posso parlarvi del fatto di tornare a casa alle 19 sfinita, riconoscendo di avere solo quella misera ora prima di cena per fare sport o per prendermi cura di me. O al fatto di avere la candida costante per lo stress dovuto ai ritmi incessanti delle trasferte di lavoro. Non contando il fatto di avere anche un compagno a cui voler dedicare tempo di qualità, impresa non da poco nel tipo di società che ci siamo costruiti.

Potrei continuare all’infinito, ma mi fermo qui. Queste sono solo alcune delle situazioni assurde che io, come tanti altri, ero arrivata ad accettare ogni giorno, compromessi imposti e privi di senso che, oltretutto, stavano logorando anche la mia salute.  

Sapete qual è la verità?

Che una vita sostenibile, a mio parere, è esattamente il contrario di quella che ho descritto. Nel mio ideale, come priorità dovremmo nutrire la nostra anima, imparare a vivere secondo il nostro ritmo biologico, fare qualcosa che ci stimoli, liberare la nostra creatività, passare tempo con le persone che amiamo e, solo dopo, dedicare le energie restanti per guadagnarci da vivere.

Insomma, nel bel mezzo del Covid-19 ero arrivata a questa consapevolezza e mi trovavo in un bel casino: non avrei più potuto fare finta di niente con me stessa, il vaso di Pandora si era scoperto.

Il coraggio di rischiare

Attenzione ai sogni degli altri

“Lo voglio davvero?”

Avevo passato gli ultimi anni della mia vita a credere di voler diventare una export manager di successo e alla fine… ci ero riuscita. Dovete sapere che c’è un tranello che nessuno ci spiega quando siamo bambini: l’impossibilità di raggiungere i nostri sogni è altamente sopravvalutata. I sogni non sono impossibili, anzi… è proprio l’opposto! Se vuoi veramente qualcosa, hai chiaro il tuo obiettivo e sei disposto a metterci tutto te stesso, le probabilità di farcela sono altissime. Di conseguenza, la domanda giusta non è se posso riuscirci. La domanda fondamentale è:

Sono sicuro che sia davvero quello che voglio?

Desidero veramente raggiungere quel risultato? Sono sicuro che non sia solo un sogno suggerito, un surrogato di ambizione, un’idea preconfezionata che mi è stata passata dalla società in cui vivo, amplificata dalle persone che ho attorno e che ho accettato passivamente? Come ho detto prima, io stessa qualche anno fa mi vedevo una commerciale di successo con un ottimo stipendio e una carriera aziendale davanti da scalare. Mi ci sono voluti quasi 30 anni per riconoscere con onestà intellettuale e dolorosa chiarezza che alla fine avevo raggiunto il sogno di qualcun altro, preso in prestito per anni.


Era giunto il momento di restituirlo.

La lampadina si accende

“E se applicassi tutto quello che ho imparato in questi anni sul digital marketing e sul copywriting?”

La prima volta che questo pensiero si concretizzò nella mia mente fu quando una ragazza mi scrisse su Messenger per chiedermi come avevo fatto ad impostare il mio blog. Qualche giorno dopo mi disse che con i miei consigli era riuscita ad acquistare il dominio e a mettere il suo blog online: mi ringraziava tanto per questo e mi faceva i complimenti per come scrivevo. Nel frattempo, i feedback sul Bagaglio Fuori Misura erano cresciuti velocemente seppure, lo ammetto, a fronte di una costanza non proprio da Oscar da parte mia.

Durante il lockdown, per curiosità iniziai a cercare su Linkedin le possibili posizioni da copywriter e rimasi a bocca aperta: era una competenza richiestissima da tante aziende proprio per la scarsità di bravi copywriter sul mercato. Io però continuavo a svegliarmi tutte le mattine nella stessa realtà e, soprattutto, imbottigliata negli stessi pensieri

Come avrei fatto a lasciare un lavoro a tempo indeterminato da quasi 2.000 euro al mese?

Come avrei fatto a iniziare un’attività da freelance in piena pandemia, mentre mezza Italia stava perdendo il lavoro? Inoltre, avevamo appena finito i lavori della casa nuova, in cui io e J ci eravamo trasferiti: era stato un investimento anche fin troppo importante, che prevedeva il rimborso del 50% in 10 anni secondo le agevolazioni fiscali…ma solamente a fronte di un bacino dove poter versare questi soldi. Bacino che sarebbe scomparso in un soffio se io avessi lasciato il lavoro, perdendo diritto al rimborso (ve l’ho fatta breve, ma chi ha fatto ristrutturazioni edilizie sa di cosa parlo).

Vi racconto queste cose anche molto personali, esattamente come sono, per farvi capire che nulla è semplice. Le difficoltà, le scelte, i bivi saranno sempre pronti ad accogliervi e a mettere alla prova la vostra scala di valori o le priorità che vi siete dati. Quando scegli una strada, ne elimini un’altra. E scegliere di cambiare vita e trasferirsi all’estero non è semplice. I soldi, non sono un argomento semplice. Dirlo ai parenti, non è semplice. Io ad esempio, sapevo che se avessi lasciato il lavoro avrei fatto soffrire terribilmente i miei genitori, legittimi sostenitori del posto fisso. Per non parlare di J, che non aveva mai passato più di due settimane fuori Pesaro: per i suoi sarebbe stato difficilissimo gestire la lontananza di un possibile trasferimento.

Il tempo tra le mani

“Quanto tempo credi di avere a disposizione?”

Sapete, avrei potuto rimettere per l’ennesima volta quel sogno nel cassetto, se non fosse stato per un episodio decisivo vissuto nel 2019. Quando la parola “carcinoma” si affaccia nella vostra vita, la percezione del mondo intorno cambia immediatamente. Improvvisamente, inizi ad avere fretta di vivere. A pretendere di goderti tutta la bellezza che ti circonda, a lasciar andare i discorsi superflui, le lamentele inutili, a capire quali sono le persone che valgono e quelle che ti stanno succhiando l’energia come sanguisughe. E adesso, perdonatemi ma sarò scurrile, e vi assicuro che non lo sarò quanto vorrei esserlo.

Quanto c*zzo pensate di poter vivere? 

Siete consapevoli del fatto che mentre vi preoccupate di quello che pensano genitori, fratelli, amici, amici degli amici, amici degli amici di vostro cugino, la vita sta scivolando viaQuanti minuti credete di avere a disposizione per raggiungere il vostro ideale di felicità prima che scocchi la vostra ora? Ve lo dico io: meno di quelli che immaginate. Il ticchettio invisibile del vostro Tempo sta andando ad una velocità assurda anche se facciamo finta che possa essere infinito. Sì, la vita è breve. Ma soprattutto, oltre ad essere assurdamente corta, la vita che vivete è vostra. 

Solo vostra.

Nessuno potrà mai sapere davvero cosa vi piace, cosa vi fa schifo, cosa amate alla follia, cosa vi fa soffrire, cosa vi eccita nello stesso modo in cui lo sapete voi. E se qualcuno soffre per le decisioni che prendete, ragazzi miei, non ci potete fare nulla. Non potete prendervi la responsabilità delle emozioni degli altri. Può fare male e sarà doloroso deludere le persone che avete vicino, ma se sceglierete di vivere per accontentare chi vi sta attorno, alla fine sarete voi a soffrire e questo, vi assicuro, si ribalterà a catena sulle persone che pensavate di proteggere. A furia di rinnegare ciò che il vostro cuore desidera, arriverà il momento in cui l’abitudine a rinunciare diventerà irreversibile e sfogherete le frustrazioni verso il vostro compagno, verso vostra moglie, darete le colpe del tempo perso a creature che voi stessi avete messo al mondo. 

Questi erano esattamente i discorsi che io e J avevamo fatto infinite volte. Di quanto sarebbe stato bello passare più tempo insieme, di quanto sarebbe stato appagante provare a realizzare i progetti per i quali stavamo dando il massimo da tre anni a quella parte. Ma quella calda sera di maggio inoltrato, qualcosa di definitivo scattò dentro di me: era giunto il momentoRaggiunsi J nello studio.

 

Il tempo tra le mani

Il coraggio di rischiare

“Amore, perché il prossimo anno non ci trasferiamo in Thailandia e proviamo a realizzare il nostro sogno di lavorare da remoto?”

“Mi sembra un’ottima idea. Domani mi informo su come prendere un anno di aspettativa.”

Forse era destino che, di tutte le domande che mi ero fatta fino a quel momento, questa l’avessi detta ad alta voce. Fu l’unica alla quale ricevetti una risposta immediata da parte di J. Sarebbe davvero potuto finire tutto lì, se uno dei due avesse accennato ad uno scherzo, al fatto che si trattava di un’idea impossibile. Saremmo potuti andare a dormire, facendo finta di dimenticarci quella conversazione e risvegliarci, il giorno dopo, nella stessa realtà di sempre.

Ma non andò così.

Quelle due frasi insignificanti si trasformarono in due frasi potentissime. 

E tutta quell’energia di sogni accumulati, di desideri espressi in silenzio davanti a tante candeline passate, irruppe in un fiume in piena. Aspettativa concessa, amici increduli, genitori preoccupati, licenziamento. Ma cosa diranno al lavoro? E se non guadagno? Sto facendo una follia? Certo che c’è follia: quella sarebbe un sacrilegio non includerla nei progetti importanti in grado di cambiarti la vita. Del resto, non è forse folle sposarsi? O fare figli in un mondo come questo? O accettare di vivere secondo delle regole imposte dalla società senza mai mettere in discussione nulla?

Quella notte di maggio, io e J ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito che stava per succedere davvero. Perché a braccetto di quella follia magica c’era anche tanta razionalità. C’era il mindset di due persone cresciute insieme che fanno parte della stessa squadra. C’era la voglia di costruirsi, plasmarsi e coltivare la vita dei propri sogni un pezzetto alla volta.

Quella notte di maggio, sul tappeto volante ci siamo saltati sopra. Insieme.

Il coraggio di rischiare

Nuova fine, nuovo inizio

“E ora?”

Alla fine, non siamo andati in Thailandia. 
Il 9 gennaio 2021, il destino ci ha portati su un’isola meravigliosa tutta per noi, baciata dal clima perfetto e con l’oceano a due passi da casa. L’idea è di rimanerci sicuramente qualche mese, ma non abbiamo dei piani fissi e saremo ben lieti di farci sorprendere dai tempi che verranno. Ora siamo qui e non desideriamo altro che goderci questo presente, impegnandoci al massimo per raggiungere quegli obiettivi per cui abbiamo lottato così tanto. Che questa sia una conclusione? Certo che no: la magia della fine è che ad essa segue sempre un nuovo inizio.

Il 2020 sarà un anno che non dimenticherò mai.

Per aver sperimentato il coraggio di rischiare.
Per aver scelto di provarci, a qualunque costo.
Per la gratitudine di averlo fatto con l’amore della mia vita.

Perché non so se io stia decollando o atterrando ma, finalmente, mi sento in volo
E di questo 2021, non mancherò di scrivere neanche una pagina.

Vi abbraccio forte,

Vostra Smisurata

Sara Antonioli - Il bagaglio fuori misura

Sono un'ottimista razionale.

Comments (10)

  1. Avatar

    ciao Batman del deserto,

    ancora una volta un bellissimo articolo, ti leggo sempre con il sorriso sulle labbra. qualche piccola nota:

    – la mia prof di diritto del lavoro ti tirerebbe le orecchie: il lavoratore non si licenzia ma da le dimissioni, il datore di lavoro licenzia 😀 😉

    – bella lanzarote (non ci sono mai stato ma devo venire a trovarvi) ma la tajlanida (scritta volutamente cosi’ perche’ taj in friuli e’ il bicchiere di vino) e’ veramente il paradiso: spero che un giorno riuscirete ad andare la (e’ il mio sogno vivere la per un periodo, magari quando saro’ vecchio, babbione e sfondato di cash

    – l’unica cosa che a me farebbe paura della flessibilita’ non e’ il salto nel vuoto ma la mancanza di relazioni umane. so che sei in contatto con tutti tramite internet e stai conoscendo un sacco di gente nuova con il nuovo lavoro, ma almeno a me mancherebbe troppo l’ufficio. il bestemmiare appena entri e il bestemmiare quando lo lasci. saro’ un uomo vecchio stampo ma l’andare in ufficio e’ troppo bello.

    ti stringo forte, nel mentre di a J di spendere tutti i risparmi della vita comprando cardano (ada). mi ringraziera’ ahahah

    LL

    Rispondi
    Will Piper - 19 Febbraio 2021
    1. Sara Antonioli - Il bagaglio fuori misura

      Ciao Will,

      come sempre zio cammello mi fai imparare qualcosa di nuovo… cmq io ora sono il capo di me stessa e posso anche LICENZIARMI hahah
      Mi fa super ridere il fatto che quando pubblico un articolo so per certo che tu sarai il primo a leggerlo!
      Lanzarote è solo la prima tappa, on the road to Tajlandia con la saccoccia piena di Cardano <3
      Un abbraccio da me e J!

  2. Avatar

    fACCIO IL TUO STESSO (eX) LAVORO! assurdo quanto io mi rispecchi nelle tue parole
    Mi faccio pero’ spesso una domanda: se tutti la pensassero come noi allora lavoreremmo tutti nel digital da remoto?

    ad ogni modo, super sara e buona fortuna per tutto!

    Rispondi
    Pier andrea - 19 Febbraio 2021
    1. Sara Antonioli - Il bagaglio fuori misura

      Quindi siamo colleghi commerciali e di digital!
      Io credo che il senso sia cercare di raggiungere il proprio concetto di vita sostenibile. C’è chi non andrebbe mai all’estero, chi invece di stare in ufficio vorrebbe crearsi il proprio laboratorio artigianale e provare a vendere i vuoi prodotti. Così come ci sono i manager davvero appassionati alle vendite, che amano quella vita e farebbero solo quello. L’importante è capire cosa si vuole dentro.
      In bocca al lupo a te per i tuoi progetti 😉

  3. Avatar

    grazie per questa preziosa condivisione. in un periodo dove tutto attorno a noi sembra essere monotono, dobbiamo avere il coraggio di sognare ancora. la vita è piena di sorprese ma non sappiamo nè cosa ci aspetta, nè quanto tempo abbiamo a disposizione. dobbiamo ricordarcelo e agire, ognuno con i propri mezzi e con le proprie aspirazioni, vivere appieno e ringraziare per ogni minuto prezioso. buona vita, sara e j!

    Rispondi
    alice - the lost bag - 19 Febbraio 2021
    1. Sara Antonioli - Il bagaglio fuori misura

      Ciao Aly, i tuoi commenti portano come sempre perle non scontate. “Ognuno con i propri mezzi” è proprio quello che le persone non riescono ad accettare. Non bisogna essere milionari per scegliere di cambiare lavoro o una situazione che non ci piace. Se si ha voglia di faticare, arrivare in cima può essere dura ma la vetta prima o poi la si raggiunge. In bocca al lupo e ti mandiamo un abbraccio entrambi!

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    Ho voluto leGGERE L’ARTIcolo con calma dopo la foto su Instagram. Ammetto che la lacrimuccia è scesa alla fine del testo.
    Condivido tutte le tue parole. E complimenti per aver avuto il coraggio di rischiare.
    A volte ci sembra di vivere una vita infinita, ma non è così. Bisogna avere il coraggio di dire ad alta voce che si vuole cambiare vita. e non c’è niente di male. e non penso che qualcuno ti possa giudicare.
    vi auguro il meglio,
    a presto.

    Rispondi
    roberta - 19 Febbraio 2021
    1. Sara Antonioli - Il bagaglio fuori misura

      Ciao Roby,
      davvero grazie per queste parole, valgono molto. Le cose che ho scritto le pensavo da anni, ma ora che ho dimostrato coraggio a me stessa, finalmente mi sento il diritto di riconoscerle. Chi giudica, non sa quello che si sta perdendo!
      Un abbraccio e in bocca al lupo per i tuoi progetti 😉

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    LE PAROLE CHE UNO DI NOI ASPETTAVA DI LEGGERE. Sara leggere di queste esperienze, quando sei ancora lì che ti attorcigli sui tuoi PENSIERI, è davvero rincuorante. Questo 2020 è stato tante cose per tanti (e tu ci hai affettuosamente condiviso le tue). Forse è davvero il momento di mollare le vecchie abitudini e scegliere di vivere! Grazie per questa botta di vita (e di commozione!)

    Rispondi
    Marghe e Samu - 21 Febbraio 2021
    1. Sara Antonioli - Il bagaglio fuori misura

      Ciao ragazzi, ricordatevi che siamo tutti sulla stessa barca!!!
      Non ci sono scelte giuste o sbagliate, ci sono solo quelle fatte o non fatte per noi…Ed è nostro dovere riconoscerle tra i pensieri attorcigliati.
      Vi abbraccio forte, vi sento vicini <3

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